Pubblicato da: barbaracrt | 10 maggio 2010

Visita al campo di sterminio

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.”

Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947

Le baracche di Auschwitz

Le baracche di Auschwitz

Ho aspettato tanto perchè mi spaventava molto l’idea di andare a visitare Auschwitz e non ero sicura di volerci andare. Sapevo già tutto e non sapevo che effetto avrebbe fatto vedere e toccare con mano questo orrore. Ma bisognava farlo, tutti dovrebbero almeno una volta nella vita, fare questa esperienza, perchè come dice Simone Cristicchi

“La gente non ha voglia di pensare cose – cose negative
la gente vuol godersi in pace le vacanze estive
ci siamo rotti il pacco di sentire che tutto va male
della valanga di brutte notizie al telegiornale” (Meno male)

e rischiamo davvero di dimenticare quel che è stato. Le nuove generazioni sentono questi fatti come lontani…come cose da libri di storia, inchiostro su carta, mentre vivere e vedere i segni di questo orrore lascia un segno incancellabile.

Il filo spinato

Il filo spinato

E’ difficile trovare delle parole per esprire lo sdegno, la vergogna per cosa alcuni essere umani sono stati capaci di fare ad altri essere umani.

Certo ora il campo di concentramento di Auschwitz è la più grande attrazione turistica della Polonia, con milioni e milioni di visitatori ogni anno e questo in parte ne alleggerisce molto l’atmosfera, a volte anche troppo. Noi siamo stete fortunate perchè oggi si prospettava una giornata grigia e di pioggia e magari questo ha scoraggiato alcuni e non abbiamo quindi trovato le grandi folle come invece accade nei mesi estivi.

Certo la cosa che mi ha colpito di più è forse l’efficienza e la perfezione di questa macchina di sterminio. Ogni singolo dettaglio era studiato e progettato. Vi immaginate voi questi uomini che si siedono intorno a un tavolo con un foglio bianco di forte su cui fanno i conti di quanti ebrei prevedono di uccidere in tutta Europa, con tanto di dettaglio per ogni singolo paese per scrivere poi nero su bianco la cifra di 11.000.000. Oggi si contano in maniera molto imprecisa 1.100.000.000 vittime. Di questo progetto erano stati consideati i costi e i guadagni, anche in senso monetario. Ogni prigioniero infatti non serviva solo come forza lavoro, appena arrivato al campo veniva privato di tutti i suoi averi, che spesso erano quanto di più prozioso possedesse, tutti gli oggetti venivano immagazzinati in enormi edifici demoliti dai tedeschi nella loro fuga dai campi, per cancellare tutte le prove. Ogni cosa veniva poi mandata in Germania per essere venduta o usata dalla popolazione tedesca, anche i capelli tagliati appena arrivati avevano una funzione, in Germania c’erano fabbriche che ne facevano tessuti…che orrore. Uomini come bestie, non si buttava via nulla.

Auschwitz I

Auschwitz I

Il complesso dei campi di concentramento di Auschwitz (è infatti improprio parlarne al singolare) si trova a circa 60 km da Cracovia, nei pressi della cittadina polacca di Oświęcim. I tedeschi scelsero questo luogo perchè vi si trovavano gia delle vecchie caserme che sarebbe stato facile  ed economico riconvertire in baracche per i deportati. E perchè in Polonia è anche interessante. Nei piani dei Nazisti la nazione polacca deveva essere liberata dai polacchi per fare posto a “coloni” di razza germanica. Prevedevano di sterminare l’80 % della popolazione.  In origine quindi  venne fondato come campo di concentramento e di smistamento dei prigionieri di origine polacca e non specificatamente per lo sterminio del popolo ebraico che comincio in maniera massiccia solo dopo conferenza di Wannsee, del 1942, in cui si decise la loro sorte. Nel frattempo il campo di Auschwitz era diventato troppo piccolo e sovraffollato, venne quindi deciso di costruire il secondo campo, a circa 3 km dal primo, chiamato Birkenau.

Birkenau

Birkenau

Vennero confiscati terreni e case alla popolazione locale e con i mattoni ricavati dalla loro demolizione vennero costruite le prime baracche in muratura, finiti  i mattoni si passo all’uso di stalla da campo, quelle per i cavalli, per costruire le baracche. Questo campo era 30 volte più grande del primo ed è considerato un modello perfetto di macchina della morte. Per ottimizzare gli spostamenti venne anche creato un binario speciale che portava i treni direttamente nella piazza centrale del campo. E’ proprio questa la prima immagine del campo…l’enorme portone da cui entravano i treni.

Nel campo erano attive 4 camere a gas con annessi crematori. Oggi tutti i crematori sono ridotti a macerie perchè i tedeschi distrussero tutti i segni dei loro crimini alla fine della guerra. Diedero fuoco anche a tutti i magazzini e alle baracche di legno. Il campo si presenta oggi come una sterminata landa di desolazione, restano solo gli edifici di muratura e alcune baracche di legno, di tutte le altre restano solo i camini del riscaldamento che erano in mattoni.

Esisteva inoltre un terzo campo, Manovitz, che è tristemente famoso per essere stato descritto dal nostro Primo Levi. Si trattava di un campo costruito nei pressi di una importante fabbrica chimica che usava i deportati come forza lavoro.  Lo stesso Levi dovette probabilmente la propria salvezza alla propria laurea in chimica che gli permise di essere assunto in qualità di “specialista” all’interno del complesso riuscendo ad alleviare periodicamente così le terribili condizioni (acuite dal freddo inverno polacco) delle normali squadre di lavoro.

Birkenau

Birkenau

Ci sarebbe ancora tanto e tanto da raccontare ma credo che sia meglio concludere quiil mio post ma lasciarvi tanti altri strumenti qualora vogliate approfittarne per imparare qualcos’altro a proposito.

Questo è il link al sito ufficiale di Auschwitz

Questo è il link alla pagina di Wikipedia
Mi piace però chiudere con questa cosa che ho scoperto per caso su internet, i Giusti tra le Nazioni.
“La storia dei Giusti è nella tradizione ebraica. Si racconta che in qualsiasi momento della storia dell’umanità ci siano sempre 36 Giusti al mondo. Nessuno sa chi siano, nemmeno loro stessi, ma sanno riconoscere le sofferenze e se ne fanno carico, perché sono nati Giusti e non possono ammettere l’ingiustizia. E’ per amor loro che Dio non distrugge il mondo.” Nel 1953 Il parlamento israeliano ha incaricato l’Istituto Yad Vashem di Gerusalemme di accordare il termine di “Giusti tra le Nazioni” agli uomini che rischiarono le loro vite per salvare gli ebrei, come gesto di riconoscimento e ringraziamento a nome di tutto il popolo ebraico. Tra questi ci sono Giorgio Perlasca, su cui è stato fatto un bellissimo film per la TV con protagonista Luca Zingaretti.


Responses

  1. Auschwitz è stato il motivo principale del mio recente viaggio in Polonia. Come hai detto anche tu, trovo sia una meta che chiunque dovrebbe sperimentare almeno una volta nella vita.
    Si potranno leggere parole su parole ma nulla sarà mai come l’essere lì.
    Ogni cosa, l’aria, gli oggetti, i binari di Birkenau, i sassi e le candele messe dai giovani ebrei in visita lungo i binari… Ogni cosa è densa di sentimenti contrapposti ma sempre reali e toccanti.
    Personalmente conserverò nel cuore quelle ore.

    Bellissima inoltre la citazione che riporti.
    Mi piacerebbe inserirla nel mio blog (ovviamente scrivendo che l’ho scovata qui, visto che non la conoscevo, e sempre che la cosa non ti dia fastidio. :P)

    • Ti ringrazio per il commento, certo riporta pure quel che vuoi, non sono gelosa dei miei scritti, e poi tanto non sono parole mie!

  2. […] girando tra i blog che seguo, i così detti “pochi ma buoni” mi sono imbattuta in  un post dove ho trovato qualcosa che, con il permesso dell’autrice, desidero condividere con chi passa […]

  3. Thanks e alla prossima! ^_^

  4. […] girando tra i blog che seguo, i così detti “pochi ma buoni” mi sono imbattuta in un post dove ho trovato qualcosa che, con il permesso della sua autrice, desidero condividere con chi passa […]


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